Gocce di Follia
nella notte bagnano i nostri volti
scivolano come pioggia
- salata -
bagnano la pelle
distruggono i pensieri.
Polle di razionalità fangosa
distorte dai Peccati tutti
- Capitali -
che morbido e voluttuosi
sfiorano i nostri corpi
- tentazioni -
e si dissolvono
in spire di fumo rosso.
Varyena
Il non voler dare nessuna regola, il non lasciare guinzagli sul vostro cammino, predisponendosi a nulla e già di per sè una regola. E' la regola che impone al vostro cuore di avere legami con tutte le donne che compongono la vostra vita come una scacchiera. di non dare l'esclusiva a nessuna, di amare come viene, profondamente, con la mente e il cuore colmo di sentimenti astratti che diventano tangibili quando il vostro corpo si congiunge a quello delle vostre amanti. Non scrivo per cambiarvi, mi sta bene, sono soddisfatta.
In questa mia vita che agli occhi chiusi della mia ragione pare un inferno, far parte del secondo cerchio, sì, mi sta bene, trascinata in aria, sbattuta, più e più volte dalla bufera che il vostro animo cela, non lo nascondo lo apprezzo, poichè so che quella regola che voi non date, non ha modo per essere cambiata.
E godrò della vostra arte, che come sò bene, non si limita solo al teatro...
Varyena
LETTERA DI MADHRETH
Adesso vi riconosco. Amica mia. Così. Integrale nel vostro essere. Con le parole giuste e vere, sulla punta della lingua. Senza ricami, fronzoli, orpelli... ma nuda; drammaticamente, intensamente. E' questa l'essenza di cui vi parlavo, Mia Dama, ad ogni spinta, con il linguaggio del calore.
Solo neve che cade. Tacita, complice. Solo musica che esplode avvolgente, Sensuale. E i corpi si avvinghiano, Si mordono, si annusano. E la danza cede il passo ai mulinelli, Il silenzio della neve diventa balera, fiammella. I passi s'incrociano.......uno, due, Uno...... E' ' musica il corpo, Il roteare vorticoso dei visi Che scrutano il sogno. Una trottola, un batter d'ali, Un soffio. Come il fiocco di neve Che frena la magia del suono E si posa lieve Sui passi vuoti, stanchi, ebbri E copre con la sua ombra, L'orma scura dei piedi intrecciati.......
..... La mia anima che si riversa nella tua carne
distesa
per uscire da te più buona,
il cuore che si spande,
si stira come una pantera,
e la mia vita, ridotta a schegge, che si annoda
a te come alla luce delle stelle!
Mi ricevi
come la vela il vento.
Ti ricevo
come il solco la semina.
Dormi sui miei dolori
se i miei dolori non ti bruciano,
legati alle mie ali,
che forse le mie ali ti porteranno,
raddrizza i miei desideri,
che forse compiangi la loro rotta.
Tu sei l'unica cosa che ho
da quando ho perso la mia tristezza!
Squarciami come una spada....
Baciami,
mordimi,
incendiami,
che io vengo sulla terra
solo per il naufragio dei miei occhi di femmina
nell'acqua infinita dei tuoi occhi di uomo.
L’Arte trova la propria perfezione all’interno e non all’esterno di se stessa. Essa non deve essere giudicata attraverso un criterio esterno di somiglianza. Essa è un velo, più che uno specchio. Ha fiori che nessuna foresta conosce, uccelli che nessun bosco possiede. Fa e disfa molti mondi e può gettare la luna giù dal cielo con un filo scarlatto. Sue sono le “forme più reali dell’uomo vivente”, e suoi i grandi archetipi di cui le cose che hanno resistenza non sono altro che copie non rifinite. La Natura non ha, nei suoi occhi, né leggi, né uniformità. Può fare miracoli a suo piacimento e quando invoca i mostri dal profondo questi vengono. Può far fiorire il mandorlo in inverno e mandare la neve sul grano maturo. Alla sua parola il gelo mette il suo dito d’argento sulla bocca infuocata di giugno e i leoni alati strisciano fuori dalle cavità dei colli lidii. Le driadi fanno capolino dal boschetto quand’essa vi passa e i bruni fauni le sorridono stranamente quando si avvicinano a loro. Ha dèi dal viso di falco che la venerano e i centauri galoppano al suo fianco.
Fra i sogni della notte
erro nei lucidi paesaggi
che la mente mi offre.
Mendicante di baci
busso alla tua porta
alla mente socchiusa,
nitido il ricordo delle sere trascorse
ovattato il presente
muschio e cannella
come fiori per la stanza
Volo in alto
cerco un contatto
Vivo
Prepotente
libera dalle vesti urlo…
nuvola nel cielo in una notte di pioggia
è ciò che chiedo
è ciò che pretendo
e ricevo.
Mendicante di baci
ardore e passione
invocati dal mio cuore.
Vaniglia si sente nell’aria.
E’ già mattina.
Varyena
…Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell'impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va... ~Eraclito~ Il fatto che tutto scorra, ci ha sempre impedito di cogliere appieno ciò che abbiamo dinanzi. La nostra attenzione riposta nei meandri della mente fa fatica a tornare a galla per divenire parte attiva e preponderante di noi. Ciò che ci circonda ci sfugge, ciò che vediamo, da una sola prospettiva ci appare spesso privo di senso, caotico, senza scopo alcuno. Che sia parte della natura o umana il nostro occhio non riesce a coglierne appieno il significato, l’essenza. Consideriamo dunque un petalo, ad esempio, come una semplice parte di fiore, senza poter godere del suo profumo, della sua morbidezza simile al velluto, del suo colore vivo che ci riporta alla memoria altri immagini ed altri ricordi, non riusciamo a ricollegarlo alla grandezza ed alla meraviglia della natura e non riusciamo a collocare il petalo nell’ordine delle cose. La paura di assorbire il mondo, di renderlo parte di noi, di lasciarci andare per far si che confluisca, che con prepotenza scorra nelle nostre vene ci rende apatici alla vita; la paura che i nostri pensieri apparentemente ordinati vengano fagocitati dal Caos che nell’armonia vive attorno a noi ci ferma impedendoci appieno di godere di ciò che il mondo stesso nelle sue visioni prospettiche ci offre. Ciò che ci avete proposto, che avete imposto cautamente di fare, il viaggiare in cerchio, il divenire parte della moltitudine, per assorbire dalla moltitudine stesso quanto ci occorre per raggiungere infine la ricerca incessante del particolare, il fatto che abbiate rinchiuso i nostri corpi in uno spazio così ristretto, imponendoci di cedere, ha scalfito le barriere che il nostro Io erge per tenere in sé i pensieri. Le percezioni del mondo, le percezioni di noi, del nostro essere, del nostro pensare sono diventate in questo modo parte del flusso stesso in cui volenti o nolenti ci avete immersi, seppur per breve tempo, anche se solo per qualche istante, nel buio sconclusionato della nostra mente, della mia mente, fra le mille voci e la fitta rete di pensieri inutili e dormienti, mi è parso di scorgere qualcosa di diverso, uno spiraglio lieve di luce, che mi induce adesso a voler ritentare, a voler andare oltre e a non accontentarmi di ciò che ho con occhi nuovi visto e piacevolmente provato. L’essere parte di una moltitudine, l’avermi fatto girovagare nella perfezione caotica del cerchio non da sola, l’avermi guidata nel cammino, in cui riottosa mi sono immersa, sia che il cammino poi sia stato seguito lungo il perimetro o che i miei passi abbiano tagliato in diagonale per i vari raggi del cerchio, ha fatto si che lo schema mentale apparentemente scomposto che mi avete detto di non seguire più, scomposto perché non creato semplicemente da noi, ma fatto da tante idee, da tante menti, da tanti gesti, questo schema mentale ci ha resi, mi ha resa morbida, melliflua, pronti a recepire. Recepire cosa? Come Caos e metodo seppur equidistanti alla fine si assomiglino. Come entrambi gli opposti si attraggano nell’essenza della persona che seguendo i particolari riesce ad affrontare il Caos che la circonda, con metodo, con ordine. Metodicità data dal nostro fluire diviene normalità dunque nel recepire le visioni particolari che il mondo cosi disordinatamente ci offre. Il vostro mostrare nuove visioni, visioni che probabilmente erano già in noi, ma attendevano che una voce le risvegliasse, le facesse uscire dal letargo in cui noi le avevamo condotte, portando la nostra mente ad un inverno perenne ci permetterà, probabilmente, col tempo di togliere tutti i legacci che opprimono il nostro essere, e se riuscissimo a divenire come l’acqua e dico proprio acqua e non altra materia poiché è solo l’acqua che prende la forma allora potremmo cogliere in pieno la visione che voi ci prospettate innanzi e divenire ubriachi di essa, non riuscire a fare a meno di quei particolari e partire alla ricerca del nuovo, che sia un odore, un sapore, un suono, una sensazione o semplicemente un’emozione. L’acqua che riesce ad attraversare una roccia senza interstizi, diviene bottiglia se la si mette in essa, calice se in esso si riversa è l’unica che realmente fa parte del flusso, della marea, della moltitudine. Essa stessa è moltitudine, perché è cedevole, si arrende sempre agli eventi Diviene ghiaccio, diviene pioggia, diviene vapore, il mondo che la circonda la plasma, la migliora, la mitiga, la trasforma, la mostra al mondo sotto diverse sfaccettature, ed ella è capace, capace come noi dovremmo essere, di riflettere ciò che la colpisce. Noi, o in miglior modo io per lasciare che il ritmo comune diventi parte integrante del mio Io, devo recepire le vostre parole e divenire così essere nella trasparenza, perché solo col riflettere le emozioni e i gesti degli altri colti seguendone i particolari, seguendone i dettagli che rendono ogni cosa unica, solo allora si diviene pronti veramente ad affrontare il caos con metodo.
Immaginavo, ma non ne ero certa che probabilmente non vi sarebbe andato bene nulla di me.
C'era il rischio che rotti gli argini del fiume esso avrebbe inondato la campagna, distruggendo i piccoli germogli che erano pronti a crescere.
Gli argini erano alti, troppo, persino per me stessa, li ho distrutti colpo dopo colpo, pietra dopo pietra, ma non cercavo con questi gesti la vostra comprensione, non era questo lo scopo.
Non potete dire ad un uccello di non volare più dopo che gli avete insegnato a sbattere le ali, dovreste tarpargliele, strappare tutte le piume per evitare che si libri nel cielo, in alto, a farsi baciare dal sole.
Se non abbiamo nulla da condividere, se non avete nulla da darmi, nulla da insegnarmi, io, dal mio canto, non ho nulla che mi leghi a questa città.
Per questo la lascerò domani stesso.
Vi prego non sentitevi in colpa, il mio non è un voler suscitare alcun sentimento di pietà o di amore non dovuto in voi.
Seppur in questo istante il rosso non mi appare più rosso, i frutti hanno perso il loro sapore e, persino il nero della notte non è più nero, cercherò di sopravvivere alle mie follie, ai miei pensieri, alle mie rinunce, coi miei fragili argini che lentamente tenterò di ricostruire pietra dopo pietra. Rimpiango solo le attese, i silenzi, il calore della vostra voce, seppur a volte così severa da farmi gelare l'anima, gli sguardi rubati in mezzo ad un mondo di ciechi, che non vogliono vedermi, perche' se mi vedessero sarei stata la loro vergogna, la loro smentita, il loro odio, la loro crudelta'.
Per questo cercherò di non guardaremi più indietro nemmeno nei ricordi, perchè è li che vi vedrò sempre.
E maledico me per il male che vi ho fatto, per avervi spezzato, per avervi portato l'asfissia e amorevolmente maledico Voi Madhreth, il vostro sguardo, la vostra mente,i vostri pensieri, il vostro odore, il vostro sapore... capaci di portarmi a reagire, di portarmi a dimenticare, a lasciarmi andare.
Avevo giurato a me stessa che non l'avrei mai più fatto,
Avevo giurato sulla mia vita, su ciò che di più caro ho, sulla mia voce, sulla mia musica.
Avevo giurato che nessun uomo avrebbe potuto spezzare il drappo oscuro che copriva il mio cuore così strettamente da impedirmi quasi di respirare.
Non volevo, non volevo che accadesse.
Ma avete detto di accettare.
Accettare la mia follia, accettare l'inferno in cui vivo,
rendersi conto di perder la ragione,
tremare per la paura di far del male.
Convincersi che Kilena non è altro che frutto della mia mente.
Provo, mi sforzo, mi struggo, ma è diffile.
Lei è cosi reale, così convincente, così forte.
Questa parte di me che non conosco riesce a portarmi in un oblio dove non voglio far parte.
Ho accettato Madhreth, con il terrore nel cuore.
Kilena, me stessa, il terrore di ferirvi, il farvi del male, le vostre parole dure, gli sguardi torvi.
Accetto il vostro odio e il vostro disprezzo quando la cattiva consigliera, la Medea capace di uccidere i suoi figli prende il sopravvento.
Accetto il dolore che sordo permane nella mia mente e nel mio cuore ad ogni azione compiuta senza alcun volere.
Accetto persino il vostro rifiuto al mio grido d'aiuto.
Lo accetto, perchè malgrado tutto.
Vi amo.
Deve rispondere la luce del tuo sguardo,
ora che la ragione, con occhi sdegnosi,
irride alla mia piena sconfitta!
La tua lingua di miele deve parlare per me
e dire perchè io ti abbia scelto!
La severa ragione viene al giudizio,
vestita delle sue vesti più cupe:
sarai muto tu, mio difensore?
No, angelo radioso, parla per me,
spiega perchè io abbia scagliato lontano il mondo.
Perchè con tanta ostinazione ho evitato
il comune sentiero che ognuno ha seguito,
perchè ho percorso una strada sconosciuta,
ignorando a un tempo potere e ricchezza -
le ghirlande della gloria e i fiori del piacere.
Un tempo apparivano creature divine;
un tempo forse udirono i miei voti,
e sui loro altari videro le mie offerte;
ma, doni senza amore non sono apprezzati,
e i miei vennero disprezzati giustamente.
Con un cuore pronto ho giurato
di ignorare i loro altari di pietra;
ho consacrato il mio spirito ad adorare
te, creatura fantasma, onnipresente;
mio schiavo, mio compagno e mio re.
Schiavo, perchè ancora ti governo;
ti piego alla mia volontà che vuol mutare,
rendo buono o cattivo il tuo influsso:
compagno, perchè la notte e il giorno
tu sei la mia intima delizia, -
Pena tanto amata che lacera e ferisce
e strappa dalle lacrime un grido di gioia
offuscando per me ogni terrena cura;
tuttavia, re, se pure la prudenza
ha insegnato alla tua schiava a ribellarsi.
Sono in torto se mi inchino a venerare
là dove la fede non ha dubbi, nè la speranza dispera,
poichè la mia stessa anima può esaudire la preghiera?
Parla, dio delle visioni, parla per me,
spiega perchè io ti abbia scelto!
Les rapaces
A boire
le sang paisible
le sang gourmand
les mal vetues à la robe de flammes
Devastation des charmes
Aux boucliers de la tete legere
De l'orage
Tout est permis
A la rencontre des halos
A la promenade sans espoir
Tourbillons innombrables
Sur les seins dècoudverts.
Morts ihumains
Oublì
Morts invisibles
Prunelle aveugle impèrissable
Allièe a ce qu'elle devrait voir
Un nuagelui dèvoile
La nuit qui s'est fait sans elle.
A boire
Le jour au fond d'une serrure.
Dio, pur non sapendo se esisti ti chiedo di fare in modo che mi perdoni.
Non ho idea di cosa tu abbia combinato donna scellerata, ma riesco ad immaginare cosa ha suscitato il suo odio e la ira. Non ti perdonerò mai. Adesso o fra altre cento vite continuerò a maledirti per come mi rovini la vita.
- Ti ricordo una parola che qualcuno ti ha detto: Patetica. -
- Devo andare per porre fine a tutto. Devo per far si che Varyena smetta di tormentarsi per quell'inutile cane bastardo. Lo devo a me, lo devo a Lei che dopo tutto mi dona il suo corpo. La sola idea del suo corpo riverso nel suo dolore, come un tempo, come un altro uomo, come un altro ed un altro ancora... Sorrido. Ne godo all'idea. Patetica, questo lui le ha detto prima di interrompere la storia, PATETICA a noi, dice a noi perchè non sa cos'altro dire. Presto molto presto non potrà più parlare. Varyena strugge il suo cuore e distrugge in mio corpo devo partire adesso per vivere nella serenità dei miei giorni. Varyena subisce, è facile soggiogarla, è facile prendere il comando, mandarla fuori rotta e privarla della volontà. Fragile, troppo fragile per contrastarmi. Nulla di meno complicato, costringerla a Roma, relegarla a letto, contattare un medico per sbarazzarmi del Bastardo di quell'attore. Se non fosse che era un ciarlatano... Abbiamo rischiato di morire entrambe. Mi ha Indebolita. E' riuscita a scrivere al suo narciso prima che potessi fermarla. Stupida femmina senza cervello. Dovrebbe lasciare fuori dalla sua vita, gli uomini ed il loro orgoglio. Piangeva, come una bambina che ha perso il suo miglior giocattolo. Supplicava perchè era convinta di amarlo. E' convinta di amarli entrambi, ma si sbaglia.
E' una bambina cattiva che non fa altro che sbagliare. Sono qua a farle da madre, da sorella, da amica e consigliera. Ma spesso mi annoia. Dovevo dargli una lezione-
Kilena
- Non potevo permetterti di divenire come tua madre, non potevo lasciartelo fare, nè in nome del desiderio, nè in nome dell'amore, nè in nome della vita. Mi avresti rovinata capisci? -
NO! Non voglio sentirti, non voglio capirti soeur, voglio che tu stia zitta, una volta.
Una sola volta. Perchè? Perchè questi legacci a fermarmi i polsi per giorni e giorni?
Perchè questi intrugli? E il sangue.... il Dolore
Perchè? Mi fai questo farfugliando che era il mio bene, ma mi odi.
Dilla la verità. Cosa ho fatto per meritarmi questo?
- Sciocca, sei una ragazzina sciocca. Dopo tutti questi anni non hai imparato nulla. Sulla vita, degli uomini, tutti bastardi e la vita? Una baldracca che spesso si inchina al loro servizio. Ma tu non devi più Varyena, lasciati cullare da me. Ci sono io... -
VATTENE! E' muta disperazione quella che alberga in me. Quale abominevole crimine mi hai fatto compire. Cosa hai fatto? COSA HO FATTO?
Hai ucciso l'unica cosa che probabilmente poteva farmi tornare la gioia. Poteva ridarmi la vita. Il figlio di Eco e Narciso. Mio figlio, distrutto dal tuo stupido favellare, dal tuo orgoglio, dal tuo sentirti donna. Perchè? Perchè Kilena -
- Inizi ad annoiarmi...Sorella...
Non hai pietà del mio dolore, delle mie lacrime, della mia disperazione? Sei come i Mali del mondo, contenuti nel vaso di Pandora, liberata ti accresci con le sensazioni degli uomini e godi delle loro sofferenze.
- Adesso basta, chiamerò il Dottore, sei tornata a farneticare, ai bisogno di cure, di riposo e di silenzio -
Nell'interludio la cantatrice chinava il capo giovenile, pareva rimanere esanime come un simulacro, bianca nella selva degli strumenti, tra il moto alterno dei lunghi archi, forse inconsapevole del mondo che il suo canto in qualche attimo aveva trasfigurato.
A te
Ecco un bacio, profondo, intenso, mentre il veleno gioisce per la facile vittoria. Un ironico sorriso d'intesa, brevi pensieri per chi fu, miseria per chi fosse......