Pagine di Diario

Le Tre età della vita

Wrote at 22:57

 


Giunge la notte.
L'inverno soffia alle sue porte.
Piange vecchiaia
distrutta dal peso della vita.
Tempo che scorre
su sentimenti polverosi
nascosti agli occhi
da una mano scarna,
pelle avvizzita e grigia
come trama sottile
di un bozzolo lanoso
dove un corpo di donna sfiorito
china il capo in preda al pianto.

Scende la prima lieve neve.
Lieve.
Gioventù serena chiude gli occhi
colorando giorni odorosi di mare
 e sogni adagiati su cuscini di piume.
Fra capelli costellati di fiori
fili di grano dorato
morbide e bianche le mani
 Imperturbata riposa, 
stringendo l'innocenza al seno
coi pensieri liberi  che vagano lontano
ai giorni passati ed al futuro che verrà.

E’ nasce primavera
Dorme fragile allegria,
fra le braccia calde della madre
delicati i tratti dipinti sul volto
inconsapevole del mondo
che la può turbare.
Attende fiduciosa e pia
lo scorrere del tempo
poiché non conosce ancora
le tre età della vita.


 

 

Scritto da naranya

poesia, arte, laboratorio di scrittura | Qualche commenti (3)?


Ballo da sola

Wrote at 01:45

 


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Lì, nel silenzio
battito d'ali sospeso nel vuoto.

Ad occhi chiusi ballo,
assaporando il giorno
frusciare come sabbia,
deserto denso sulla pelle.

Impronte di cuore e anima
indelebili rive fra granelli.

Lì nel silenzio
vortico
nuoto
cavalco.

Onde disarmoniche di emozioni
crudamente mi investono viso,
seno, mani, palmi aperti
strappandomi logori sorrisi e pianti.

Lì nel silenzio
trascinata dal nulla,
io ballo da sola
schiacciando steppe bruciate
e petali di seta ghiacciati dal sole.


 

 

Scritto da naranya

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Liquida dormiente

Wrote at 01:05

 


-


Liquida dormiente-

Gettata a terra
mi copro di ragnatela
fili residui polverosi
lucidi gingilli d'imbarazzo.

Lacrime di ragno
pungono il mio corpo
mentre di tessuto invisibile si veste
senza sosta calibrando
passione ed inquietudine.

-Sveglia-

Mi svuoto dentro
scavando a fondo
per accoglierti Uomo
coi tuoi brandelli d'anima
librati nell'aria rarefatta d'assenzio.

Apro le dita seguendo fili d'argento rapaci
nuda così rimango a svelarmi il corpo.
Per te.









 

 

Scritto da naranya

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Tradire all'ombra della morte

Wrote at 22:52

 





....Mi servirono tre anni per preparare il piano, anni di insospettabile silenzio, concubina e madre perfetta, consigliera e fedele amica. Mi occorreva tutta la fiducia, avevo bisogno di divenire per loro l’angelo.
Un angelo che serbava un covo di serpi in seno. Difficile, davvero, c'era bisogno della concentrazione e della determinazione che mai in tutti quegli anni ero riuscita ad ottenere. La validè era soddisfatta, il sultano stesso era soddisfatto, di me, di mio figlio. Se avessi fallito, sarei andata ad imbracciare la morte, se fossi riuscita sarebbero stati loro, tutti loro, a ricevere il suo freddo bacio.
Venne quel giorno, la ricorrenza della nascita del giovane erede, avevo preparato con cura, nel corso degli anni, tutto ciò che mi serviva. Cinque donne mie complici, il loro silenzio e la loro opera comprata a peso d’oro, il loro compito era quello di avvelenare il cibo, tutto quello che sarebbe servito per la festa. Soltanto una parte doveva venir risparmiata quella che sarebbe servita alla nostra sopravvivenza dopo che saremmo fuggite. A rendere mortale quelle razioni di cibo risparmiate in seguito ci pensai io stessa dopo averne sottratto solo un minuscolo quantitativo per me stessa.
Non dovevano esservi testimoni di quella strage. Nessuno a poterlo raccontare.
Ero stata istruita bene, vetro macinato nelle bevande, fiori ed erbe dei peggiori che esistessero, miscele insapori. Non dovevano esserci effetti immediati, tutto doveva  accadere con lenta agonia dopo molte ore.
Non mancava molto al banchetto,  scrissi un biglietto, poche parole, un invito ad una notte di passione per il sultano. La sua ultima notte.
La campana suonò il tramonto ed io iniziai ad agire, abbigliata di bianco, giunsì al grande salone dove il sultano gioiosamente aprì il lauto pasto per lui e per la sua grande famiglia, schiavi assaggiarono le pietanze e non trovando in esse alcunché di strano, tutti iniziarono a mangiare.
Osservavo loro sorridente, immaginavo il fumo scuro addentrarsi nei loro corpi attraverso le narici, invadendole lentamente, avevo invitato la morte alla festa ed entro l’alba ella di certo sarebbe giunta. Fra i fumi dell’oppio, le bevande e le pietanze che venivano consumate in grande quantità io ballai.
Come mai avevo fatto in quei lunghi anni, divenni sogno ed incubo, sensuale assassina dai movimenti sinuosi ed ipnotici, gesti che invitavano alla comunione dei corpi, al lascivo languire delle loro passioni. Sentivo sul mio corpo gli occhi delle mie complici, ridevano anche loro non consce che le sarebbe toccata la stessa sorte Su di me gli sguardi ammaliati delle altre donne, del sultano, della validè stessa che con orgoglio fissava compiaciuta ciò che credeva essere una sua creatura.
Rintoccò la prima ora della notte, quello era il momento in cui dovevo porre fine alla festa, invitai il mio Signore a seguirmi, gli ricordai il  biglietto vergato da me e con esso mille altri piaceri, sussurrati al suo orecchio come un canto.
Lasciammo la sala, si fidavano di me, per questo potei congedare le guardie alle porte della camera private del sultano. Rimasti soli, giocai, come fa il gatto col topo, tutte le arti che avevo appreso durante la mia permanenza si riversarono su quell’uomo, per rendere la sua notte indimenticabile.
La notte faceva il suo corso, come il veleno puro scorreva nelle vene delle vittime, le donne rinchiuse nell’harem non potevano essere udite, le guardie, gli eunuchi, non potevano agire, tutto sarebbe iniziato e sarebbe stato atroce.
Mi allontanai pochi istanti per prendere il mio dono, la mia fantasia divenuta realtà, mi volsi ad osservarlo completamente abbandonato alle mie voglie ed ai miei desideri, sottomesso, dove nessuno poteva vederlo e mettere in dubbio il suo potere, legato da morbide fusciacche di seta, la visione offuscata dalla seta bianca che cingeva fino a poco prima i miei fianchi.
Eccolo, era davvero il mio sogno. Attenta a non toccare i petali, ne gli steli, trattenendo il fiato, presi i fiori dalla cesta nel quale accuratamente li avevi riposti. Mieloso ed argentino il tono della mia voce, colmo di amore e devozione, teatralmente finto.
- Con rispetto per voi, sempre fedele vi cospargo il corpo di fiori, odorate il loro splendido profumo….- Ispirava il sultano e rideva, divertito da questo gioco d’amore. Minuscoli fiorellini di aconito, adornavano il suo capo e le sue membra come statua di un dio lo avvolgevano e il loro potente veleno frantumava le difese.
Mi sedetti dunque su di una bassa poltrona in attesa. Con gli occhi socchiusi fissavo il sultano divenire pallido, immobile, ascoltavo il suo rantolare e sorrisi. Attesi, in quella posizione lo scorrere lento delle ore. Venne poi la morte, col suo fumo denso e scuro, proprio come avevo sognato, riuscivo a scorgerla ad occhi socchiusi, insinuarsi con macabra danza fra le membra del sultano, lo sollevò, lo raccolse e lo portò via. Fu il primo ad accoglierla e quando ella giunse ciò che vide lui in un clamoroso gioco ironico, fu me china su di lui a baciargli le labbra ormai fredde.
Il suo angelo, la donna del quale ormai da tempo aveva imparato a fidarsi, la madre della sua progenie, un'assassina.
Un gemito fuori dalle porte mi fece alzare dalla mia postazione, avvoltoio in cerca di nuove  carogne, seppi che l’ora era arrivata quando spalancai i battenti.
Due eunuchi in terra si contorcevano in preda a dolori spasmodici, presi da quella tortura non fecero caso a me che lasciai indisturbata la camera dirigendomi lungo i corridoi fino al cuore dell’harem.
Le dosi e la tipologia del veleno con la quale avevo intaccato le razioni delle mie compagne, delle mie complici erano diverse. Esse non si sarebbero accorte di nulla fino a molte ore dopo l’alba del nuovo giorno, per questo entro quell’ora dovevo sparire per sempre dalle loro vite, divenire un fantasma del passato.
Lungo i corridoi semideserti mi muovevo fomentata dall’odio covato per anni, in terra simili a bambole in disuso, figure abbigliate dai sgargianti colori fissavano con occhi imploranti, chiedevano di porre fine al tormento. Nessuno era ormai capace di agire e muoversi o meglio, quasi nessuno. Di tanto in tanto sentivo passi più sicuri e fermi, si muovevano agitati da quel male inspiegabile e grande, di corsa cercando di soccorrersi senza successo in preda al panico.
Quando li udivo, divenivo nuovamente l’attrice che ero sempre stata fra quelle mura, gemevo, scuotevo il capo come impazzita fingendo gli stessi dolori, accasciata invocavo aiuto e quando alfine il soccorritore pietoso giungeva a me, crudele, senza pietà infierivo con la lama sul suo petto o sulla sua schiena, e morivano cosi, fra le mie braccia. Sentivo le loro vite scivolare via ed unirsi alla nube di morte che si espandeva e fagocitava vite, allargandosi a macchia d’olio. Mi sentivo appagata....

[to be continued...]

 

 

Scritto da naranya

racconti, allombra della morte | Qualche commenti (1)?


Biancaneve addormentata

Wrote at 23:58

 



elisaa
                                      Photo by E.Cucchiara, Model Naranya


Tra macchie d'inchiostro
e sale d'occhi rappreso
stupita t'accolgo, cacciatore di sogni.

Velata solo di malinconia
colgo frutti acerbi
dall'albero carico nel tuo giardino.

Quando mordo è veleno
- Biancaneve addormentata -
ricado senza peso nel limbo
dove latita tra avvoltoi e neonati
il mio cuore.


 

 

Scritto da naranya

poesia, emozioni | Qualche commenti (2)?


Mai stanco

Wrote at 23:40

 



                                                 [photo by Jan Saudek, The Fly 2003]


Come sciame d'aria
a forza entri in me
dai polmoni risucchi vita
pungiglioni di stelle
su occhi d'amore distratti.

-  Avido, Ti nutri d'amore -

Mi voli addosso
sul corpo congiunto
ardore di baci colora il mio volo
bisbigli irriverenti rubati
a poeti ormai famosi.

-Pazzo,  ti disseti di me-

Mai.
Mai stanco.

Tu sei.


 

 

Scritto da naranya

poesia, eros | Qualche commenti (11)?


Non è così

Wrote at 00:42

 



                                                                                                [photo by Cinicasaffo]
A 4 mani, Sprazzi d'Eros, 19 Febbraio 2008

Non è così che rinunci a te.
Varyena.
Dandoti a me.
Ti sdoppi
nell' eco stupido e labile di
nessun fastidio, nessun rimorso, nessuno
Ti merita, più di te.
Chiudo alle mie spalle la tua porta.
Sempre, purtroppo, comunque mia.


Non chiedo
Pretendo
Nell'amara lontananza
vedo dentro di me
scivolare e cadere
pensieri di passione.
Non amo.
Voglio

TE.


 

 

Scritto da naranya

poesia, eros, fotografia | Qualche commenti (1)?


La collezionista

Wrote at 00:07

 




Fra le bancarelle
che smistano amore
da quattro soldi
ti scovo  già scartato
sotto un mucchio di stracci.

Fuoco di lingua e
piccante sapore di sguardi
scottano la mia anima
bagnata di te.

Così sorridendo
 preziosa merce,
oggi ti prendo e porto via.

Quando svogliata
cambierò le mie lenzuola
diverrai statua di carne
per la mia bacheca di uomini.

 

 

Scritto da naranya

poesia, eros | Qualche commenti (2)?


Incastrati nel mondo

Wrote at 00:01

 




Proibito

Sconvolgimento
vibrato di cuore
nel sentirti godere
oltre il corpo che temo
persino di immaginare.

Taciuto

E' silenzio che giunge
in bocca e sà di sale
ti bacio ancora
e lo spargo sulle ferite
donandogli sapore.

Desiderato.

Sei languido sospiro
che accende i sensi
fra profumi d'incenso
e macchie d'inchiostro
noi incastrati nel nostro mondo

Viviamo.


 

 

Scritto da naranya

poesia, eros | Qualche commenti ?


Io

Wrote at 00:32

 


Profumo di zagare
fra i pensieri della mia notte.
Nel percorso di note melodiose
Agogno il silenzio.
-Solo per un istante-


[Model by Naranya]
IMG_6362a                                                                                              

 

 

Scritto da naranya

emozioni | Qualche commenti (1)?


E Se...

Wrote at 13:27

 






Baraonda di sensazioni
nel mio corpo vagabondo
si sciolgono dolcemente
colando miele dai raggi del sole.

Afferro nel sonno distratto
frammenti di se...
svolazzano senza posa
falene della memoria
alla ricerca di luce

Una, due, tre
le raccolgo e le imprigiono
routine di gesti nello sfiorare
ali di cristallo incrinate dal tempo.

Da lontano osservo
la teca senza fondo
dove riposte si muovono
farfalle di specchio
teatranti innaturali
del mio mondo immaginario.


P.s.

.... Si affaccia  irriverente un "se", fa capolino nel cervello cercando di arrivare dritto al traguardo senza traumi, poi come sempre inciampa e  cade. Tutto si squarcia.
Punti interrogativi allora iniziano a ballare dinanzi agli occhi, minacciando le retine di spezzarsi in tantir frammenti di specchio che riflettono immagini in diverse sfaccettature.
Penso
Poi ammazzo il Se con un solo, unico colpo e lo ributto inutilizzato ancora nella comoda tomba dei miei pensieri.





 

 

Scritto da naranya

poesia, emozioni, prosa | Qualche commenti ?


Ombra muta

Wrote at 23:44

 




Fra le ruvide grade
che oscurano la mia essenza
mi muovo, Ombra muta
insozzata da calura
da polvere e fango
e pianti affamati di bambini.

Anelo e respiro a pieni polmoni
senza illusioni di speranza
la quotidianità violento
non è aria, è dolore crudo.
Quando oltrepassa il pesante velo
che mi cela al mondo
soffoca, ma non mi uccide.

Vomito gli ultimi rivoli di cuore
aggrappandomi a Dio senza chiedere perchè.

Non parlo
non penso più
nemmeno amo.

Semplicemente sopravvivo.


 

 

Scritto da naranya

poesia, emozioni | Qualche commenti (8)?


Emozioni riflesse

Wrote at 15:58

 




                                                       [Elly (Naranya) e Piero in concerto]


Ad occhi chiusi
ho ascoltato il tuo narrare d'amore.
Vibrava

Era  cuore fluido
scorreva violento nelle vene
soffocato da baci e sospiri.

A mani aperte
ho accolto la tua essenza
mescolandovi effluvi d'anima
e briciole di vita.

Ho bevuto da te
pensieri e parole
rubando miele alle tue labbra.

Riflesse dentro noi
scie calde d'emozione
danzavano sulla note senza tempo
della nostra canzone.

Se riapro gli occhi e torno
-Tu-
sei ancora qui accanto a me...

 

 

Scritto da naranya

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Strappi di vita

Nell'interludio la cantatrice chinava il capo giovenile, pareva rimanere esanime come un simulacro, bianca nella selva degli strumenti, tra il moto alterno dei lunghi archi, forse inconsapevole del mondo che il suo canto in qualche attimo aveva trasfigurato.

A te

Ecco un bacio, profondo, intenso, mentre il veleno gioisce per la facile vittoria. Un ironico sorriso d'intesa, brevi pensieri per chi fu, miseria per chi fosse......

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