- Svegliati! Ho detto sveglia! Apri gli occhi, muovi quel tuo corpo da donnina inutile. Ekaterina è morta, dobbiamo tornare… Non hai sentito il corriere, non hai letto la missiva?-
Cosa? Perché? No! Non occorre che andiamo, non ho letto, non voglio sapere, non voglio vedere.. a San Pietroburgo regna il principe Mersikov. Zitta Kilena, stai zitta, io resto qua, fra le calli, fra le acque, fra i veneziani. Resto qui, aggrappata con forza alla mia nuova vita.
- Dobbiamo tornare –
No! E’ tutto così lontano, tutto distante, vacuo, privo di significato, adesso che la mia vita scorre placida, così, tranquilla, come le acque salmastre che passano dinanzi alla mia finestra, nel silenzio stagnante della mia solitudine, per una volta cercata, desiderata. Non mi importa se la regnante è morta, non metterò nuovamente piede a corte, la donna che la missiva cercava è morta, Varyena distruttrice è distrutta. Basta…
- Hai finito di vaneggiare, Soeur? –
KIlena, per Dio, vuoi ascoltarmi? Non lascerò Venezia da viva, non tenderò ancora la corda della mia vita, troppe volte, troppe, ho teso io stessa la mano che impugnava il coltello cercando di spezzarla. Ho chiuso, niente omicidi, niente suicidi, avvelenamenti, aborti, né assenzio, intrighi, malelingue, spie, ladri, assassini, puttane e cortigiane. Scorre fiele lungo quei corridoi, non voglio intingere in essi nemmeno la punta della mia lingua.
- Varyena, per noi la Russia è come per le mosche il miele, il principe ha chiesto di noi, partiremo domani.-