{Il diario viene aperto, nuovamente, la polvere sulla copertina viene soffiata via, le pagine sfogliate con delicatezza, come si fa con un vecchio cimelio. La scrittura fine, ordinata viene divorata con gli occhi e con la mente. Ogni parola viene assorbita dalla giovane donna venuta in possesso di quel piccolo tesoro. Sbigottita, ammutolita rimane per lunghi istanti, poi anch'ella prende la penna ed inizia a scrivere}
Parigi
Sono trascorsi vent'otto anni, da quando questo diario è stato aperto l'ultima volta, le mie impronte sono rimaste stampate sulla copertina nella polvere. E' sconvolgente sapere tutto così, è assurdo sapere della sua Kilena e sentirla ridere nella mia mente nello stesso tempo. Sapere di lei, della sua vita, dei suoi amori, delle sue angoscie. Sapere che mi ha dato il suo stesso nome, la sua stessa condanna. Venire a conoscenza di tutta la sua vita e riviverla così, in un attimo come se non ci separasse nulla, nè gli anni trascorsi, nè la vita e la morte. Orribile ed angosciante per me adesso, acquisire tutte queste informazioni, tutte queste idee e cercarle di dar loro un posto, un'ordine in questa mia vita ingarbugliata.
Varyena, così simile alla propria madre "Kilena". Perchè hai detto di chiamarti così? Perchè dal giorno che sei morta mi pare di sentirti vivere e parlare dentro la mia mente. Eri tu Varyena e non io.
Io ero un'altra persona, un altro essere, un'altra donna. Ed adesso sento intorno a me solo il vuoto ed in esso aleggia il tuo ricordo, la tua voce nel canto, la tua passione ed il tuo essere così "sola" nel tuo letto di morte.
E mi pare quasi di ricordare ogni tua parola sulla mia vita, sul mio essere venuta al mondo.