L'Addio da i "Figli di Caino"
-Addio.- La mia ultima parola prima di non vedere mai più i tuoi occhi, prima di lasciarti andar via, per l’eternità.
- Mi mancherete… – e la mia mente vacilla,serrata al dolore che inaspettato giunge, alla rabbia che minaccia di sopraffare ed a quelle sensazioni che non desideravo provare mai più.
Lo scenario della nostra storia era sempre lo stesso, una stanza semivuota in una torre alta, ricoperta di pietre grigie e muffa, che non lasciavano passare il calore, gli spifferi, il vento che fischiava anche d'estate, sollevano nubi di polvere e facendo sbattere i battenti, il buio rotto dalla fioca luce di qualche candela ed un fuoco spento nonostante il freddo che gelava le ossa.
Conoscevo quella torre ad occhi chiusi e insieme a te in quel luogo stavo bene,ti amavo mio compagno, non di un amore carnale, ma di qualcosa di incantato che ci legava la mente, irretendoci l'uno nell’altro.
Io servo la Morte – ti dissi un giorno – Vivo per Essa, ma non sono libera di scegliere quando giungerà sul mio corpo e quando la malattia roderà le mie membra -
Una padrona, una servitrice di un’entità troppo grande da poter essere combattuta, questo ero diventata dopo anni di prove e lotte con me stessa e con il destino.
La Signora dei Morti, una negromante.Tu lo sapevi, Figlio di Caino e mi amavi per questo, a tuo modo.
- Il corpo è solo un corpo, la mente invece è come i sogni: immortale.- Ti parlavo quella notte e la mia voce era appena udibile nel silenzio della sala, il tuo udito era fine e io pronunziavo piano le parole, quasi temessi che potessero spezzare il filo sottile che ci univa.
- Vi sono altre strade da percorrere, ma la mia piccola e tortuosa non è ancora arrivata... Dimenticare come si respira,far sì che il calore diventi un ricordo del passato non puoi, non puoi amore mio... -
Le mie mani sfioravano il tuo volto, bisognose di un contatto fisico, la punta delle dita seguivano il contorno delle tue labbra dal quale non usciva respiro, mentre chiudevi gli occhi, stordito, per l’assurdo miscuglio di calore sopra il gelo ed io sorridevo.
Mi dicevi che non avevo certezze, mi auguravi di non averne mai, poi le tue parole si sciolsero nel silenzio come se non avessero la forza di giungere sino alle tue labbra.
- Amore mio, vivere nell’incertezza è come essere naufraghi e non saper mai se si rivedrà la propria terra, vivere nella certezza è essere ciechi in un mondo buio.
Certezze di cristallo. Basta un suono limpido per frantumarle... -
Certezze di cristallo,erano le mie. Adamantine le tue, perché il tuo cuore non poteva più battere ed i tuoi occhi stanchi ed immortali, non avrebbero più potuto vedere le albe ed i tramonti. Le malattie e la vecchiaia non ti avrebbero colpito e la tua rabbia cresceva nel confessarmi che un giorno qualcuno troppo audace avrebbe sollevato contro di te la spada e tu non ti saresti opposto perchè stanco della vita.
Il ricordo di te che stringevi le mie mani in una morsa ferrea mi assale ancora adesso, come se fossi dinanzi a me, una forma tangibile ed io ho paura, nel pensare che ciò che agognavi può essere già accaduto, nell'immaginare che tu possa aver già trovato quell'audace che ti abbia donato la pace e mi abbia lasciato nuovamente,sola nel mondo.
Tu,Signore della stirpe di Caino, parlavi come chi ha un baratro dinanzi e pur avendo ali di diamante ha terrore di saltare, tu lasciavi scorrere tutto e vivevi la tua non vita nell'immobilità mentre tutto: eventi, cose, persone imputridivano e morivano passandoti dinanzi.
Tu Mio Dolore, che sorridevi con sarcasmo alla mia rabbia, che non accogliesti il mio invito sfida a guardare il sole e ridere, come un bambino, affacciato all'alba ad una finestra, di questa torre che ci ha visto nemici e poi amanti, per accogliere i raggi con un abbraccio che ti avrebbe trasformato in polvere.
Mi hai parlato della vasta gamma di colori che nel mondo esiste, del bianco, del nero e dei grigi che ci circondano, hai lasciato che la luce della luna incorniciasse il tuo volto e ti rendesse statua di carne splendida e remota nei tuoi tratti affilati.
Mio perduto amore, abbiamo lasciato che l’immagine del nulla tangibile ci avvolgesse, coccolasse le nostre menti, oltre ogni fronzolo, oltre ogni vanità, nell’essenza oltre l’abisso.
Noi, applauso di una sola mano, che siamo stati niente che si incontra con niente in una vita più beffarda della morte.
Nel mio scetticismo io, continuavo a pormi domande:
- Se nulla siamo, se nulla diveniamo ed a nulla serviamo perché continuare l’assurda farsa chiamata vita, sprecare fiato in parole? Piroettiamo al posto di avanzare, mentre il tutto che in realtà è nulla vortica attorno a noi -
Annuivi e sorridendo mi annientavi con poche parole.
- Io la mia risposta l'ho trovata sul sentiero... Viaggiare per la sola ragione del viaggio. Ed è infatti a partire che mi accingo. E Voi, cosa farete? – la tua domanda come campana funebre nella mia mente, mentre il mio cuore impazzito iniziava a sanguinare.
Sapevi che non potevo partire, conoscevi tutto di me sino al profondo intimo della mia mente, i legacci che ostruivano le mie membra e saldavano il mio corpo a quella terra, le catene che cingevano il mio cuore e che erano impossibili da distruggere, per la mia setta, per ciò che ero e ciò che facevo.
Distolsi lo sguardo insostenibile in quel momento, in un turbinio di sensazioni e tu facendo forza sul mio mento mi imponesti di guardarti, i miei occhi persi nei tuoi, chiari come polle d'acqua dopo una tempesta.
Indescrivibili e disgustosamente amare come fiele, le sensazioni che mi assalirono quando sfiorasti le mie labbra con un bacio, che aveva il tuo sapore, il sapore dolce della morte. Un sapore che ricordo tutt'ora e che tengo celato nel mio corpo e nel mio cuore.
Ti discostavi poi,alzandoti silenziosamente dalla seggiola, con grazia felina, percorrevi la stanza sino a giungere dinanzi la porta e là mi davi le spalle aspettando, mentre io, immobile conficcavo le unghia nei palmi, schiudevo la mente a maledire il mio ruolo, il mio ordine, i miei sottoposti e la Morte, che ci aveva unito e poi diviso, godendo di quel gioco subdolo e malvagio, in cui noi eravamo solo pedine.

-Addio.- La mia ultima parola prima di non vedere mai più i tuoi occhi, prima di lasciarti andar via, per l’eternità.
Ed il mio saluto ti giungeva alle spalle conficcandosi in profondità nella tua mente, tanto da procurarti una fitta di dolore fisico, come lama di coltello confitta tra le scapole.
Ti ho visto così andar via dalla mia vita, ed impietrita ho osservato la stanza svuotarsi e tutto divenire nulla e in quel nulla mi sono annientata.