[photo by Jan Saudek, The Fly 2003]
Come sciame d'aria
a forza entri in me
dai polmoni risucchi vita
pungiglioni di stelle
su occhi d'amore distratti.
- Avido, Ti nutri d'amore -
Mi voli addosso
sul corpo congiunto
ardore di baci colora il mio volo
bisbigli irriverenti rubati
a poeti ormai famosi.
-Pazzo, ti disseti di me-
Mai.
Mai stanco.
Tu sei.

[photo by
Cinicasaffo]
A 4 mani, Sprazzi d'Eros, 19 Febbraio 2008
Non è così che rinunci a te.
Varyena.
Dandoti a me.
Ti sdoppi
nell' eco stupido e labile di
nessun fastidio, nessun rimorso, nessuno
Ti merita, più di te.
Chiudo alle mie spalle la tua porta.
Sempre, purtroppo, comunque mia.
Non chiedo
Pretendo
Nell'amara lontananza
vedo dentro di me
scivolare e cadere
pensieri di passione.
Non amo.
Voglio
TE.
Proibito
Sconvolgimento
vibrato di cuore
nel sentirti godere
oltre il corpo che temo
persino di immaginare.
Taciuto
E' silenzio che giunge
in bocca e sà di sale
ti bacio ancora
e lo spargo sulle ferite
donandogli sapore.
Desiderato.
Sei languido sospiro
che accende i sensi
fra profumi d'incenso
e macchie d'inchiostro
noi incastrati nel nostro mondo
Viviamo.

Sensazioni sconvolgono la mia mente
brividi pervadono il corpo
se le tue mani mi sfiorano,
e la tua bocca divora
ogni centimetro della mia pelle.
Desidero urlare:
ti amo
ti voglio
Adesso.
Passione di donna nello starti vicino.
Caldi sospiri si innalzano nell’aria
sfiorano le corde già tese della passione.
-Fermarsi…-
Non si può
la mente è cedevole,
il corpo uno strumento
nelle tue mani.
Le barriere già incrinate del mio Io
si disintegrano
goccia di cristallo sul duro marmo purpureo
delle tue labbra di Uomo.
La mia lingua è punita
per i lunghi discorsi e i canti.
Sono ninfa ruffiana
e intrattengo gli Dei.
Era ha impastato sillabe morte
fra mie labbra
cancellandomi parole.
Per un'ultima volta l'avevo distratta.
Selvaggina per la caccia
Narciso, una tua freccia attendo
a trafiggere il mio cuore dolente.
Ti spio, ti raggiungo, tentenno.
Fruscio di vesti
piedi nudi sulla terra,
spaventato al nulla domandi
-Accanto a me chi c'è-
-Chi c'è...-
Eccomi mio unico Dio,
guardami, sono io.
Marionetta di carne che inciampa
nei tuoi pensieri crudeli.
Amo
Dispero
Muoio
Quando fuggi dalle mie mani
il tuo anatema di parole crude
azzanna il mio cuore
lasciandolo grondare.
"Che io muoia prima che sia di te"
"Che io sia di te"
Un soffio d'Eco ti investe
mentre il mio corpo infine si consuma
Nell'aria si liberano
sospiri di rimpianti
e amare tenerezze.
E se...

[....] Strega, le senti le voci nella testa muoversi nel limbo rosso dei pensieri, intonando il basso canto che da mesi ormai ti fa perennemente compagnia. Ascoltale, discole danzatrici impudiche che battono contro il muro della coscienza alzato dalla tua ragione cercando ad ogni modo di disintegrarlo.
Chiudi gli occhi, anima persa, tornando a baciare le fredde labbra di lui che con lentezza esasperante ti assapora, ignorando lo scorrere del tempo attorno ai vostri corpi distesi sulla pietra.
Lo avverti? Lui accoglie la morbidezza delle tue labbra, ne saggia la pienezza, avverte il loro strusciarsi lento, seguendo una malinconica melodia di carne e sapori, labbra su labbra in un gioco di specchi.
Esulta lui, come scosso da un refolo di energia, ansima. Lascialo fare, non fermare le sue mani... senti? Premono possessive sulla tua schiena, sfiorano il tuo capo e i tuoi capelli sciolti, prepotenti ti stringono cercando di fondersi nel tuo corpo.
Ecco. Le sue labbra non si muovono quasi, impercettibili colgono il frutto proibito donato dalle tue e lo ripongono dentro l'essere, cremisi mendicanti d'amore da secoli non vedono scellini di cuore, languide ingurgitano sensazioni d'altri tempi.
Un gesto repentino, dura appena un istante. Non ritrarti.
Brividi, scuotono il tuo corpo quando senti lui, reagire ai tuoi baci, ghiaccio che si scioglie al fuoco, morte che brama vita. Ti colpisce, affonda i denti sulla tua bocca morbida con violenza sopita.
Anela la consistenza e il sapore, il tuo sapore.
Sapore di donna, di femmina letale, di strega.
Non esitare adesso, la perversione dei sensi deve ancora giungere.
Alza le braccia, non farti pregare, intrecciale dietro il suo capo attirandolo su di te. Lascia che la tua mente turbini e che le tue difese si sgretolino di pari passo col tuo abbandono.
Gemi poi torna a baciarlo con più ardore.
Opprimenti voci ed ombre vorticano fra voi, insistenti. Non farci caso mia giovane amica, selvaggia ammaliatrice di uomini, dischiudi le palpebre per intravedere nell'oscurità il suo profilo, le sue ossa, la sua carne, le sue perle di sudore, rassicurati, è stretto a te.
Bacia.
Petali di sussurri getta sul suo collo, falli volare liberi sin dentro al suo orecchio.
Ricama la tela d'amore sino a renderlo spontanea vittima di un setoso destino.
Accoglilo, famelica carnefice di sospiri perduti. Prendilo.
E' il momento. La tua mente collassa in preda a sensazioni contrastanti, vaga tra il freddo glaciale che giunge sino alle fibre più recondite del tuo essere, ed il fuoco che brucia. Tutto diventa insostenibile e urli rabbrividendo di piacere.
Il tuo ansimo caldo giunge al suo orecchio, roco lamento, mentre la lingua continua a seguire la vena del collo dove un tempo il sangue di lui scorreva, a simboleggiare la vita. Freme la bestia sopita in lui, l'istinto animalesco che reprime col suo essere immortale. Voglia, desiderio, di suggellare questo istante rendendolo divino.
Non sei ancora sazia? Reclina il capo offendo il tuo collo ed alza una gamba piegandola verso la sua schiena per sottrarlo al mondo che te lo ha rubato. Strettamente addosso a te, ti appartiene.
Hai vinto Strega.
Crollano i tuoi muri, si rompono gli argini della coscienza ed i pensieri complicati si riversano nella mente dell'uomo eterno, compagno delle notti, come un mare in tempesta che batte sugli scogli.
All’unisono nell’agitazione del culmine avvertite una gamma infinita di suoni: lamenti, rantoli, muggiti, risate, grida, sospiri di amplessi di un miliardo di anime o tutto insieme o nulla e molto di più.
Una cacofonia di timbri d'angeli tintinnanti, dal fascino ipnotico e subdolo, sospinta da venti caldi e maligni soffia sui vostri corpi con passione e rabbia isterica; unita a volti, migliaia di volti, alcuni conosciuti da entrambi, altri mai visti. Vortici di idee e pensieri, vengono fusi nella simbiosi dell'essere. Giacete lì avvinghiati, sulla pietra nuda, mentre immagini di vana consistenza aleggiano sul vostro amplesso, fantasmi di donne, di uomini, di bambini di ogni età vi osservano, si muovono, appaiono, spariscono, godono, eclissati dall'umanità dei sensi, dalle urla di dolore e piacere.
Al centro dei pensieri, adesso puoi vederlo Strega, scoprilo insieme a me, osserva: le porte dell'abbandono spalancate e dopo di esse il nodo del Caos: corpi aggrovigliati senza forma nella mischia, amplessi che scorrono nell'irrefrenabile orgia della vita, gironi d'inferno, terra e mare che si dissolvono, stelle appuntate in angoli bui della coscienza, letti d'incontro fra morti ed i vivi in un tempo baldanzoso che non esiste, che scorre pazzo, lasciando le lancette fuori dal suo giro, ora che tutto è divenuto corpo, tutto è fisico e sensazioni, è arrivato ed è andato oltre.
Godimento che ha oltrepassato l'amore e la fisicità e ha scavalcato persino te strega, trappola provocante che da millenni colpisci l'integrità dei figli di Caino.
Pizzo nero per coprire i miei occhi
per nascondere i pensieri
e lasciarmi andarare.
Abbandonata alle tue mani
alla sensuale morbidezza
del bocciolo di un fiore.
Per suggere fuggevole
senza arte né parte
nell'oblio della malìa
il caldo nettare del tuo Essere.
Pizzo nero per celare il mio sguardo
per impedire di perdersi oltre il buio,
Strisce di seta per legare le mie mani
per la paura di macchiare la purezza.
Legacci d'amore
per unirmi a te.
Che mi hai reso Geisha
senza chiedermelo
nel freddo dell'inverno.
photo by tanyo Kamburov
Eccoti giungere
stanotte e mille altre notti ancora
preda esclusiva del mio letto
trappolata divina di desiderio.
Su colline di creta morbida
i miei baci sparpagliati.
Accarezzami con gli occhi
mentre scorri sul mio cuore arso.
Benvenuto entra...
spengo la luce?
Soffio sul buio e ti accolgo
senza una parola
ingurgiti il mio corpo
bevendone avido il succo.
In un abbraccio stordito
mi trascini giù
su lenzuola chiare
che odorano ancora
di candele spente,
mani voraci e volti sconosciuti.
Nel silenzio che ci avvolge
strappi incauti di sospiri
che rammendo senza fretta.
No, non chiedere...
Godi